
Il discorso presenta "Ipnocrazia" come un'opera ibrida, un esperimento filosofico e una performance artistica che indaga la natura del tempo presente e i meccanismi di costruzione della realtà...
Il discorso presenta "Ipnocrazia" come un'opera ibrida, un esperimento filosofico e una performance artistica che indaga la natura del tempo presente e i meccanismi di costruzione della realtà nell'epoca digitale. Non si tratta di un'opera letteraria convenzionale, ma di un progetto che manifesta le proprie teorie attraverso la sua stessa esecuzione, fondendo teoria e prassi. Il nucleo del lavoro è un'indagine sulla manipolazione della percezione operata dal potere contemporaneo e, simultaneamente, una dimostrazione attiva di questi stessi processi.
Il progetto si è concretizzato attraverso la creazione di una narrativa complessa incentrata su un autore fittizio, Jean-Way Schoon, e il suo libro. Questo è stato realizzato con il contributo di un collettivo umano e di intelligenza artificiale, utilizzando anche strumenti come algoritmi per generare contenuti. L'obiettivo dichiarato non era mai quello di ingannare in malafede, ma di creare un "dispositivo epistemologico" che permettesse una comprensione esperienziale. Sono state disseminate deliberatamente delle tracce, come piccoli riferimenti inseriti in pagine Wikipedia di filosofi reali, per invitare alla decostruzione della storia.
L'esperimento ha vissuto di una vita propria per mesi, diffondendosi organicamente in ambienti accademici e culturali, dove ha stimolato recensioni, dibattiti e interpretazioni sulla figura dell'autore. Solo un numero limitato di persone ha inizialmente messo in discussione la sua veridicità. Il progetto culmina con un evento di rivelazione pubblica, che diventa l'occasione per un dibattito sull'etica della manipolazione narrativa e sulla natura della verità digitale. "Ipnocrazia" è quindi presentato come un tentativo di tracciare una rotta per orientarsi in un'epoca di confusione e narrative multiple, utilizzando anche il dialogo con l'IA non in modo passivo, ma come strumento per problematizzarne l'uso e sottolineare l'importanza di non delegare l'esercizio del pensiero. Il progetto esplora il rischio di una "distruzione interna" derivante da un uso inconsapevole della tecnologia, proponendo invece un approccio che unisce riflessione filosofica e azione artistica per generare stupore e consapevolezza critica.