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Ep. 1 | Le Origini 1985-1995
46m 10s

Ep. 1 | Le Origini 1985-1995

Episode Snapshot

Il podcast "Pionieri" nasce da un'esigenza di tempo: inizialmente concepito come documentario e poi come libro, si è infine trasformato in un podcast per permettere all'autore, Philip Ocaone, di...

Quick Summary

Key Points

  • Il progetto, inizialmente pensato come documentario e poi come libro, è diventato un podcast per ragioni di tempo.
  • Il podcast si intitola "Pionieri", avrà 12 episodi mensili collegati tra loro e racconterà la genealogia del trail running in Italia.
  • Il primo episodio si apre con il record di ascesa al Monviso di Dario Viale nell'agosto 1985, cronometrato ufficialmente dalla FIDAL.
  • Viale appartiene a una generazione di corridori "anarchici" che ha sfidato i dogmi dell'alpinismo tradizionale.
  • La corsa in montagna italiana ha radici negli anni '60 con gare storiche come il Giro di Monte a Premana e la Transcivetta.
  • I primi Mondiali di corsa in montagna del 1985 hanno portato a una standardizzazione federale, con percorsi brevi (8-12 km) e corribili.
  • Parallelamente esisteva un substrato di gare più lunghe e storiche, che attiravano un pubblico diverso e appassionato alle lunghe distanze.
  • Nel 1989, Marino Giacometti incontra due italiani al campo base dell'Everest durante una spedizione scientifica.

Summary

Il podcast "Pionieri" nasce da un'esigenza di tempo: inizialmente concepito come documentario e poi come libro, si è infine trasformato in un podcast per permettere all'autore, Philip Ocaone, di intervistare, scrivere e montare con calma. La serie sarà composta da 12 puntate mensili, collegate tra loro come una "genealogia" del trail running in Italia, partendo da un punto preciso e seguendo un filo logico, con la consapevolezza che molte persone e storie rimarranno fuori.

Il racconto inizia nell'agosto 1985, quando Dario Viale, un giovane corridore di Limone Piemonte, tenta un record di ascesa al Monviso. Con il supporto del presidente della sua società sportiva, Livio Berta, e di tre giudici FIDAL, Viale scala la montagna in 1 ora, 48 minuti e 54 secondi, un tempo straordinario per l'epoca. Questo record, ufficialmente certificato, diventa un atto di ribellione contro l'approccio dogmatico e "militare" della montagna tradizionale, che vedeva con scetticismo la corsa in alta quota. Viale, che già aveva vinto gare come la Cuneo-Castelmagno, rappresenta una generazione di corridori "anarchici" che hanno aperto la strada a nuove concezioni dello sport in montagna.

La storia della corsa in montagna in Italia, però, ha radici più profonde. Già negli anni '60 esistevano gare storiche come il Giro di Monte a Premana (dal 1961) e la Transcivetta, mondi distaccati e spontanei, non ancora normati dalle federazioni. Nel 1985, con l'istituzione dei primi Mondiali di corsa in montagna a San Vincent, si assiste a una progressiva standardizzazione: le gare federali vengono ridotte a percorsi brevi (8-12 km), morbidi e corribili, escludendo le gare più lunghe e storiche. Antonio Molinari, campione del mondo negli anni '90, racconta come i corridori di allora fossero giovani atleti di alto livello, provenienti dalla pista, e come le gare lunghe fossero considerate una specialità a parte, chiamata "corsa in montagna lunghe distanze".

Parallelamente a questo mondo ufficiale, esisteva un substrato di gare preesistenti, come la Caminiada e la Maratona Alpina, a cui partecipavano atleti non professionisti ma con un approccio estremamente competitivo. Queste gare, spesso chiamate "marce alpin" o "corsa in montagna", avevano percorsi più lunghi e tecnici, e attiravano un pubblico affascinato dalle sfide estreme. Nonostante la federazione tentasse di imporre un modello più televisivo e breve, la passione per le lunghe distanze cresceva, come testimoniano le voci di corridori e organizzatori.

Il dialogo montato tra diverse interviste rivela una sorprendente convergenza di opinioni: tutti concordano che la corsa in montagna "ufficiale" era troppo breve e che il vero fascino risiedeva nelle gare più lunghe, come la Tre Funivie o la Shambayron. Il podcast si conclude con un salto al 1989, quando Marino Giacometti, durante una spedizione scientifica all'Everest, incontra due italiani al campo base, gettando le basi per futuri sviluppi della storia del trail running in Italia.