Go back
Space Economy, il Pil che orbita sopra le nostre teste | Out of the box
40m 51s

Space Economy, il Pil che orbita sopra le nostre teste | Out of the box

Episode Snapshot

La trascrizione esplora il rapporto tra numeri, impresa e space economy, partendo da un conto personale legato alla partita IVA e ai numeri della propria attività, simbolo di orgoglio ma anche di...

Quick Summary

Key Points

  • Il conto presenta storie di numeri legati alla partita IVA, al lavoro e all'orgoglio imprenditoriale, ma anche alla paura di non farcela.
  • L'asteroide 16 Psiche, scoperto nel 1852 da Annibale de Gasparis, è stato valutato 10.000 miliardi di dollari, ma la stessa scienziata responsabile della missione NASA ha ammesso che quel numero non ha senso.
  • Il valore di una risorsa non dipende dalla sua qualità, ma dalla sua rarità: come Mansa Musa fece crollare il prezzo dell'oro al Cairo, portare sulla Terra metalli asteroidali distruggerebbe il loro valore.
  • La space economy vale oggi circa 1.800 miliardi di dollari e riguarda soprattutto settori terrestri: agricoltura, assicurazioni, trasporti, banche.
  • Il GPS è infrastruttura critica: senza di esso si fermerebbero pagamenti, reti elettriche e borse, con costi stimati di un miliardo di dollari al giorno negli USA.
  • Il crollo del costo di accesso allo spazio (da 54.000 a circa 3.000 dollari per chilo, con obiettivi sotto i 100 dollari) sta aprendo il settore a nuovi attori.
  • Planetary Resources è fallita per impazienza dei fondi; oggi Astroforge lancia missioni con pochi milioni di dollari, rendendo il fallimento economicamente sostenibile.
  • Tre previsioni: l'acqua sarà la risorsa più preziosa come carburante; i mercati interplanetari torneranno a essere "a chiamata" per i limiti della velocità della luce; il pericolo non sarà la scarsità ma l'abbondanza.
  • Il trattato del 1967 stabilisce che lo spazio non appartiene a nessuno, ma leggi USA (2015), Lussemburgo (2017), Emirati e Giappone permettono la proprietà dei materiali estratti.
  • Intervista ad Alessandra Stolfi, global exhibition director di Italian Exhibition Group, su BEX (Beyond Exploration Expo), prima fiera italiana dedicata all'incontro tra space economy e industrie di terra.
  • Esempi italiani: Persico, Spacewear (tute spaziali per Walter Villadei) e trasferimento tecnologico bidirezionale tra spazio e terra.

Summary

La trascrizione esplora il rapporto tra numeri, impresa e space economy, partendo da un conto personale legato alla partita IVA e ai numeri della propria attività, simbolo di orgoglio ma anche di paura. Da qui si passa all'asteroide 16 Psiche, scoperto nel 1852 dall'astronomo italiano Annibale de Gasparis, il cui valore stimato di 10.000 miliardi di dollari — 19 zeri — ha fatto il giro del mondo. La stessa scienziata responsabile della missione NASA ha però ammesso che quel numero non ha alcun senso, perché nasce da un calcolo semplicistico: peso del metallo moltiplicato per il prezzo di mercato. Il punto è che il valore di una risorsa non dipende dalla sua qualità, ma dalla sua rarità. Come Mansa Musa, il re del Mali, fece crollare il prezzo dell'oro al Cairo regalandone enormi quantità, allo stesso modo portare sulla Terra i metalli di un asteroide ne distruggerebbe il valore. La space economy non è il futuro remoto: vale già circa 1.800 miliardi di dollari e riguarda soprattutto settori terrestri come agricoltura, assicurazioni, trasporti e banche. Il GPS, per esempio, è infrastruttura critica: senza di esso si fermerebbero pagamenti, reti elettriche e borse, con costi stimati di un miliardo di dollari al giorno negli Stati Uniti. Ciò che sta facendo esplodere il settore è il crollo del costo di accesso allo spazio: da 54.000 dollari per chilo ai tempi dello Space Shuttle a circa 3.000 dollari con SpaceX, con obiettivi sotto i 100 dollari. Quando il costo per entrare in un mercato crolla, nascono industrie prima impensabili, come è accaduto con i container, internet e il cloud. Planetary Resources, fondata nel 2012 da due fondatori di Google, un astronauta e un ex dirigente NASA, è fallita per l'impazienza dei fondi di investimento, che hanno orizzonti troppo brevi. Oggi Astroforge lancia missioni con pochi milioni di dollari, rendendo il fallimento economicamente sostenibile e aumentando le probabilità di successo. Seguono tre previsioni: la risorsa più preziosa sarà l'acqua, trasformabile in carburante per razzi, come i depositi di carbone dell'impero britannico; i mercati interplanetari non potranno essere continui per i limiti della velocità della luce, tornando a un modello "a chiamata" simile alle borse dell'Ottocento; il pericolo non sarà la scarsità ma l'abbondanza, come dimostra il caso dell'alluminio, passato da metallo prezioso a lattina usa e getta. Il trattato del 1967 stabilisce che lo spazio non appartiene a nessuno, ma leggi USA (2015), Lussemburgo (2017), Emirati e Giappone permettono la proprietà dei materiali estratti: non si possiede la miniera, ma il modo per arrivarci e ciò che se ne ricava. Infine, l'intervista ad Alessandra Stolfi, global exhibition director di Italian Exhibition Group, presenta BEX (Beyond Exploration Expo), la prima fiera italiana dedicata all'incontro tra space economy e industrie di terra. Stolfi sottolinea che "nello spazio si va per rimanerci" e che la space economy comprende soprattutto ciò che rende possibile lo spazio sulla Terra: dati, connettività, osservazione del territorio, navigazione, monitoraggio climatico. Le industrie non spaziali — logistica, trasporti, alimentare, retail, packaging, automotive — saranno sempre più coinvolte. Esempi italiani come Persico, Spacewear e le tute spaziali per Walter Villadei mostrano un trasferimento tecnologico bidirezionale tra spazio e terra, in una simbiosi industriale ancora fragile ma in crescita.